venerdì 27 luglio 2012

La Villa di Adriano costruita in allineamento al solstizio

Villa Adriana non era solo un luogo in cui l'imperatore (76-138 d.C.) poteva rilassarsi e dimenticare i fardelli del potere. Era anche un gigantesco calendario che segnava il succedersi delle stagioni. Lo sostiene Marina De Franceschini, un'archeologa che collabora con l'Università di Trento e che da tempo si occupa di studiare le aree meno conosciute di questo edificio. Secondo la ricercatrice, alcune costruzioni della tenuta estiva di Adriano sono state orientate in modo da creare specifici giochi di luce quando il Sole si trova in solstizio. In una di queste, la "Roccabruna", durante il solstizio d'estate la luce solare filtra attraverso una sottile fessura a cuneo e illumina una nicchia posta sulla parete opposta. Mentre in un tempio dell'Accademia, la luce solare passa attraverso una serie di porte durante i solstizi di estate e di inverno. Secondo l'archeologa, che a breve pubblicherà un libro a riguardo, gli allineamenti sarebbero collegati ad alcune cerimonie religiose in onore di Iside, divinità egiziana adottata dai Romani.
FONTI: http://www.focus.it/curiosita/storia

lunedì 23 luglio 2012

SUPERBO! A CAGLIARI IL CATAMARANO A ENERGIA SOLARE PIÙ GRANDE DEL MONDO

SUPERBO! A CAGLIARI IL CATAMARANO A ENERGIA SOLARE PIÙ GRANDE DEL MONDO La Tûranor PlanetSolar il 21 luglio al porto di Cagliari nella sua unica tappa italiana. È arrivata nel capoluogo sardo l’imbarcazione dall’aspetto futuristico che gira il mondo alimentata esclusivamente dai suoi pannelli fotovoltaici. Con una superficie esposta di 537 m², ha percorso oltre 60000 km senza consumare un litro di carburante. Il 4 maggio a Monaco, davanti agli occhi del principe Alberto II, la Tûranor ha realizzato un’impresa da record, concludendo il primo giro del mondo a energia solare della storia. Ora è sbarcata a Cagliari, dopo essere stata a Miami, Cancun, Isole Galapagos, Polinesia francese, Brisbane, Hong Kong, Singapore, Bombay, Abu Dhabi e altre località. Martedì 24 luglio alle ore 11 si terrà la conferenza stampa a bordo, in cui il Capitano Eric Dumont e l’equipaggio racconteranno il progetto Planet Solar. Insieme a loro ci saranno personalità del mondo politico regionale, esponenti di Confindustria Sardegna Meridionale e Autorità Portuale di Cagliari, che hanno sostenuto fortemente l’arrivo dell’imbarcazione nel capoluogo sardo. La Tûranor è salpata il 20 luglio dall’isola di Maiorca e ha attraccato al porto di Cagliari la mattina del 21.Il Progetto Planet Solar nasce dalla mente “visionaria” dello svizzero Raphael Domjan ed è stato portato avanti grazie al finanziatore tedesco Immo Ströher e al lavoro di un team internazionale di fisici, ingegneri, costruttori e marinai. L’obiettivo è dimostrare che l’energia solare è una risorsa pulita e illimitata e costituisce un’alternativa concreta al consumo di combustibili fossili.Il nome di battesimo della nave, Tûranor, deriva dalla mitologia del romanzo di J.R.R. Tolkien Il signore degli anelli e significa “Potere del Sole”. Ma i legami con la letteratura non si esauriscono qua: il viaggio è stato intrapreso sulle orme di Phileas Fogg, il protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni, da cui Domjan e il suo team sono stati fortemente ispirati. Nel sito www.planetsolar.org l’equipaggio ha raccontato le avventure e le sensazioni di questo viaggio intorno all’Equatore, scrivendo così un vero e proprio diario di bordo online e documentando tutto con le immagini pubblicate sul sito.La nave, esemplare unico al mondo, è l’emblema di un mix di innovazione tecnologica e vocazione alla sostenibilità ambientale e al turismo. «Sviluppo sostenibile e green economy sono le grandi sfide che tutti dobbiamo affrontare e l’Associazione ci sta mettendo tutto il suo impegno – afferma Andrea Pili, Presidente della Sezione Turismo di Confindustria Sardegna Meridionale – per questo motivo abbiamo voluto fortemente questo progetto: per testimoniare al meglio il nostro lavoro e dare sostegno e stimolo a tutto il settore turistico».Per gli utenti del web è stato lanciato il contest fotografico su Facebook “Click solari”, in cui i partecipanti possono vincere una visita guidata a bordo dell’imbarcazione e incontrare di persona il Capitano e l’equipaggio. I concorrenti devono pubblicare sulla bacheca dell’evento Tûranor a Cagliari le immagini che, secondo loro, rappresentano al meglio il sole e l’energia pulita. Il regolamento completo è pubblicato nella bacheca virtuale dell’evento disponibile al link: https://www.facebook.com/events/447516738603786/. Photo: (sardegnafilieracorta) SUPERBO! A CAGLIARI IL CATAMARANO A ENERGIA SOLARE PIÙ GRANDE DEL MONDO La Tûranor PlanetSolar il 21 luglio al porto di Cagliari nella sua unica tappa italiana. È arrivata nel capoluogo sardo l’imbarcazione dall’aspetto futuristico che gira il mondo alimentata esclusivamente dai suoi pannelli fotovoltaici. Con una superficie esposta di 537 m², ha percorso oltre 60000 km senza consumare un litro di carburante. Il 4 maggio a Monaco, davanti agli occhi del principe Alberto II, la Tûranor ha realizzato un’impresa da record, concludendo il primo giro del mondo a energia solare della storia. Ora è sbarcata a Cagliari, dopo essere stata a Miami, Cancun, Isole Galapagos, Polinesia francese, Brisbane, Hong Kong, Singapore, Bombay, Abu Dhabi e altre località. Martedì 24 luglio alle ore 11 si terrà la conferenza stampa a bordo, in cui il Capitano Eric Dumont e l’equipaggio racconteranno il progetto Planet Solar. Insieme a loro ci saranno personalità del mondo politico regionale, esponenti di Confindustria Sardegna Meridionale e Autorità Portuale di Cagliari, che hanno sostenuto fortemente l’arrivo dell’imbarcazione nel capoluogo sardo. La Tûranor è salpata il 20 luglio dall’isola di Maiorca e ha attraccato al porto di Cagliari la mattina del 21.Il Progetto Planet Solar nasce dalla mente “visionaria” dello svizzero Raphael Domjan ed è stato portato avanti grazie al finanziatore tedesco Immo Ströher e al lavoro di un team internazionale di fisici, ingegneri, costruttori e marinai. L’obiettivo è dimostrare che l’energia solare è una risorsa pulita e illimitata e costituisce un’alternativa concreta al consumo di combustibili fossili.Il nome di battesimo della nave, Tûranor, deriva dalla mitologia del romanzo di J.R.R. Tolkien Il signore degli anelli e significa “Potere del Sole”. Ma i legami con la letteratura non si esauriscono qua: il viaggio è stato intrapreso sulle orme di Phileas Fogg, il protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni, da cui Domjan e il suo team sono stati fortemente ispirati. Nel sito www.planetsolar.org l’equipaggio ha raccontato le avventure e le sensazioni di questo viaggio intorno all’Equatore, scrivendo così un vero e proprio diario di bordo online e documentando tutto con le immagini pubblicate sul sito.La nave, esemplare unico al mondo, è l’emblema di un mix di innovazione tecnologica e vocazione alla sostenibilità ambientale e al turismo. «Sviluppo sostenibile e green economy sono le grandi sfide che tutti dobbiamo affrontare e l’Associazione ci sta mettendo tutto il suo impegno – afferma Andrea Pili, Presidente della Sezione Turismo di Confindustria Sardegna Meridionale – per questo motivo abbiamo voluto fortemente questo progetto: per testimoniare al meglio il nostro lavoro e dare sostegno e stimolo a tutto il settore turistico».Per gli utenti del web è stato lanciato il contest fotografico su Facebook “Click solari”, in cui i partecipanti possono vincere una visita guidata a bordo dell’imbarcazione e incontrare di persona il Capitano e l’equipaggio. I concorrenti devono pubblicare sulla bacheca dell’evento Tûranor a Cagliari le immagini che, secondo loro, rappresentano al meglio il sole e l’energia pulita. Il regolamento completo è pubblicato nella bacheca virtuale dell’evento disponibile al link: https://www.facebook.com/events/447516738603786/.
Techo Solar: dalla Svezia tegole di vetro per riscaldare la casa I pannelli solari sono ormai da qualche anno una realtà, soprattutto per i nuovi immobili, ma se siete preoccupati dell’aspetto estetico e dei costi, SolTech Energy System offre una novità che coniuga high tech e design. La società svedese specializzata in sistemi di energia rinnovabile, ha creato il Techo Solar®, un progetto di architettura bioclimatica che coniuga valore estetico e rispetto per l’ambiente. Resistente agli agenti climatici, è installabile sia su palazzine ad uso privato che aziendale. Perfetto per gli spazi aperti ma anche per quelli chiusi, è anche un ottimo risparmio in termini di costi, visto che oltre a sviluppare energia per l’edificio su cui è installato, ha anche il semplice compito di proteggerlo dagli agenti esterni. Altamente compatibile con i sistemi di riscaldamento attualmente in uso, è facilmente utilizzabile anche dagli edifici meno moderni; le tegole in vetro infatti possono essere inserite anche solo in integrazione alle tegole in argilla, in questo modo, il Techo Solar funge sia da copertura all’edificio, che da sistema energetico; il tutto in modo veloce ed ecologico, e senza dover rivoluzionare l’architettura dello stabile. A seconda delle condizioni climatiche, dell’angolo e della posizione dell’edificio, ogni metro quadro del Techo Solar può arrivare a produrre circa 350 kWh! Già in commercio in Portogallo, in Spagna gode di cospicue sovvenzioni: fino al 60% sul totale della spesa. Il rendimento del Techo è anche maggiore rispetto a quello dei moderni sistemi di cattura e trasformazione dell’energia solare ad oggi presenti nel Paese. Nel 2010 l’azienda ha vinto il premio come materiale più innovativo dell’anno, alla Fiera Nordbygg, a Stoccolma. Fonte: http://www.tuttogreen.it/tegole-di-vetro-per-riscaldare-la-casa/

martedì 17 luglio 2012

Quando è nata la mafia secondo la leggenda?

Quando è nata la mafia secondo la leggenda? I loro nomi sono buffi, ma Osso, Mastrosso e Carcagnosso sono soggetti su cui conviene poco scherzare. Secondo una leggenda, infatti, i tre sarebbero i fondatori di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Fuggiti da Toledo nel 1412 dopo aver vendicato l’onore della sorella, i tre cavalieri spagnoli giunsero nell’isola siciliana di Favignana. Qui rimasero nascosti nelle grotte sotterranee per ventinove anni, undici mesi e ventinove giorni, riemergendo solo all’alba del trentesimo anno per fondare nel Sud Italia società segrete simili alla “garduna”, cui appartenevano in terra iberica. Giuramento Osso, il più pigro, fondò la mafia in Sicilia; Mastrosso si stabilì in Calabria, dove mise in piedi la ‘ndrangheta; Carcagnosso viaggiò fino a Napoli, dove seminò le basi della camorra. Nella garduna, così come nelle sue filiazioni, vigerebbe un codice d’onore e complessi riti di iniziazione e punizione. Come si è scoperto durante le indagini per la strage di Duisburg del 2007, chi si affilia alla ‘ndrangheta giura ancora oggi fedeltà in nome dei tre cavalieri di Toledo, bruciando un santino di san Michele Arcangelo e spillando tre gocce del proprio sangue. Questa origine è tramandata nell’organizzazione criminale con canzoni e musiche. (Le carriere criminali dei boss) FONTE:http://www.focus.it/curiosita/storia

Dalle pitture rupestri a Twitter

Quante sono le tappe fondamentali della storia della comunicazione? Secondo un’infografica pubblicata dal sito Moo non sarebbero più di 20. Venti momenti essenziali di una storia che comincia 30 mila anni Avanti Cristo e culmina oggi nell’era di Twitter CLICCA QUA. Il primo mezzo di comunicazione di cui abbiamo notizia è la pittura rupestre. Poi i pittogrammi, categoria che attorno al 5000 A.C. raccoglie dai geroglifici egiziani ai primi ideogrammi cinesi. Seguono il piccione viaggiatore e la prima rete postale, creata dal re Ciro il Grande attorno al 550 A.C. (una rete lunga 2500 chilometri, con oltre 100 stazioni di posta, presidiate dall’esercito, ndr). In seguito – secondo l’infografica – il testimone viene raccolto da Filippide, il maratoneta greco che viaggiò per oltre 40 Km senza mai fermarsi per annunciare agli ateniesi la vittoria dei greci sui persiani e morì dopo lo sforzo (si tratta di una figura leggendaria, ispirata a messaggeri e soldati). E come dimenticare l’eliografo dell’imperatore Tiberio, in grado di comunicare a distanza usando uno specchio e i raggi del sole? Tutti mezzi di comunicazione creativi e leggendari che precedono l’invenzione della carta in Cina, nel 105 da parte di Tsai Lun il quale utilizzò “vecchi stracci, reti da pesca e scorza d’albero”. L’infografica fa poi un balzo di circa 1500 anni, fino all’invenzione della campana e del primo giornale quotidiano: l’Einkommende Zeitung a Lipsia nel 1650 (stranamente dell’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutemberg non c’è traccia). Altri 130 anni e arriva l’alfabeto di Samuel Morse, seguito a pochi anni di distanza dal telefono (la cui invenzione è attribuita a Bell, senza citare Meucci). E ancora la radio nel 1902 a opera di Guglielmo Marconi e la tv nel 1927. Ma la comunicazione cambia volto definitivamente nel 1969 con l’invenzione delle rete Arpanet, antesignana di internet, nata per scopi militari e in seguito “ceduta” alla comunità scientifica. Da qui a Twitter (2006), passando per il world wide web (che l’infografica fa risalire erroneamente al 1994, mentre è di tre anni prima), i blog, Facebook, Youtube è un attimo. Un’invenzione a distanza ravvicinata dall’altra, mentre in passato lo scarto tra la nascita di un mezzo di comunicazione e quello successivo potevano passare anche diversi secoli. Di eugenio spagnuolo Pubblicato 7 maggio 2012 FONTE:http://www.focus.it/curiosita/storia/

Il petrolio sta finendo? Sì, no, forse.

Il petrolio non si sta esaurendo:lo afferma un recente studio americano. Ma siamo sicuri che sia una buona notizia? di: Franco Severo La notizia è di quelle che, a intervalli più o meno regolari, torna ad occupare le prima pagine dei giornali: il petrolio non si sta esaurendo. Se i consumi continueranno ai ritmi attuali, le riserve del nostro pianeta saranno sufficienti per i prossimi 70 anni. Lo afferma uno studio pubblicato qualche giorno fa dal sito di informazione finanziaria Bloomberg in base agli ultimi dati resi noti dal Servizio Geologico degli Stati Uniti. Secondo gli scienziati dell'ente americano nel sottosuolo della Terra ci sarebbero almeno 2 mila miliardi di barili di greggio che attendono solo di essere estratti. Perforazioni pericolose Ma siamo sicuri che sia una buona notizia? In realtà negli ultimi anni le stime sulle riserve mondiali di petrolio sono diventate più ottimistiche perchè hanno iniziato a considerare sfruttabili anche i giacimenti della Patagonia, quelli Africani della Rift Valley e le sabbie bituminose dell'Alberta, in Canada. Ciò che gli esperti di Bloomberg non quantificano nel loro report è l'impatto ambientale provocato dallo sfruttamento di queste risorse. Tutto esaurito La teoria sull'esaurimento del petrolio è stata formulata per la prima volta nel 1956 da King Hubbert, un geologo della Shell. Hubbert aveva previsto un picco nella produzione di greggio per l'inizio degli anni '70, al quale sarebbe seguito un inesorabile declino. La teoria si rivelò giusta a metà: le riserve di petrolio effettivamente non sono infinite, ma le nuove tecnologie di prospezione e perforazione e il raggiungimento di depositi sempre nuovi, prima considerati inaccessibili, hanno più volte spostato in avanti nel tempo il picco di produzione. L'ultimo record risale allo scorso mese di novembre, quando la produzione mondiale si è attestata sui 90 milioni di barili al giorno. Caccia al greggio Oggi le moderne tecniche di prospezione geosismica permettono di esplorare in pochi giorni vasti tratti di fondo marino: speciali navi sparano nell'acqua fortissime cariche di aria compressa che mandano verso il pavimento oceanico violente onde d'urto. L'analisi del riflesso di queste onde sul fondo permette ai ricercatori di estrapolare dati sulla composizione del sottosuolo. Se la ricerca del giacimento dà esito positivo la trivellazione viene affidata ad altre navi appositamente attrezzate, in grado di perforare i fondali marini fino a 8 km di profondità, in zone dove le classiche piattaforme non sarebbero mai potute arrivare. Ma quindi... quando finirà il petrolio? Difficile dirlo con certezza, anche perchè molti paesi produttori, per esempio i Paesi Arabi, non diffondono informazioni sulle proprie riserve. FONTI: http://www.focus.it
Il petrolio sta finendo , l'immaggine descrive un esplosione nucleare ed una trivella.

giovedì 12 luglio 2012

Tetti freddi

Tetti freddi A volte le soluzioni più semplici sono le più efficaci: secondo un team di scienziati americani e un premio Nobel per la fisica basterebbe qualche secchio di vernice bianca per compensare i danni causati dall’immissione nell’atmosfera di oltre 50 miliardi di tonnellate di CO2. tetti freddi tetti freddi Il sistema più semplice per rallentare il surriscaldamento del pianeta è quello di fermare i raggi solari prima che arrivino sulla superficie terrestre. E visto che strade e tetti delle case ricoprono dal 50 al 65% delle superfici urbane, perchè non sfruttarli per rimandare al mittente la rovente irradiazione solare? BANALE & GENIALE L’idea è venuta ai ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory, secondo i quali basterebbe verniciare con colori chiari i tetti delle case e le pavimentazioni stradali di tutto il mondo per compensare l’aumento di temperatura causato negli ultimi due anni dalle emissioni di CO2 legate ad attività umane: oltre 56 miliardi di tonnellate secondo i dati della International Energy Agency. Lo studio è stato condotto utilizzando i dati globali sulle caratteristiche della superficie terrestre messi a disposizione dal Goddard Space Flight Center della NASA, che contengono informazioni sulle temperature al suolo, sull’evaporazione e sulla topografia dell’intero pianeta. Secondo gli scienziati la verniciatura con colori chiari aumenterebbe l’albedo, cioè la riflessione dei raggi solari, che in questo modo non surriscalderebbero case, strade e quindi l’aria circostante. I tetti bianchi ridurrebbero quindi anche l’effetto "isola di calore urbana" che arroventa le città durante l’estate rendendole molto più calde delle campagne immediatamente vicine. Non solo: case più fresche richiederebbero un minor impiego di energia per essere condizionate nella stagione estiva. Il risparmio in termini di emissioni di CO2 sarebbe quindi indiretto e legato al risparmio di corrente elettrica. DETTO? FATTO <> afferma Steven Chu, segretario di stato americano per l’energia, premio Nobel per la fisica e direttore per anni dei laboratori di Berkley. Chu, che da anni invoca l’adozione di tetti bianchi, detti anche tetti freddi, lo scorso 19 luglio ha reso nota una direttiva secondo la quale tutti i nuovi edifici pubblici che ricadono sotto la sua sfera di autorità avranno coperture chiare, così come tutte quelle che nei prossimi anni andranno a sostituire le esistenti. Ma quindi... vivremo in un mondo bianco? Soffriremo le allucinazioni tipiche di chi vaga sui ghiacciai? Nel dubbio meglio attrezzarsi con un paio di occhiali da sole. Fonti : www.focus.it
Autostrade a pannelli solari Un ingegnere americano sta progettando uno speciale fondo stradale realizzato con materiale fotovoltaico che potrebbe garantire ottimi risultati in termini di generazione di energia. L’unico problema? É liscio e scivoloso... ma la soluzione è vicina. autostrada solare autostrada solare Saranno gli incentivi pubblici, sarà la crisi economica, sarà una maggior coscienza ecologica, ma i pannelli fotovoltaici stanno, finalmente, diventando elementi piuttosto comuni nel paesaggio delle nostre città. Ma siamo sicuri che i tetti delle case siano il posto migliore dove installarli? Scott Brusaw, ingegnere elettrico di Sagle, nell’Idaho, pensa di no. Secondo lui il fotovoltaico potrebbe dare ottimi risultati se fosse incorporato nel fondo di strade e autostrade. É riuscito a convincere della bontà della sua idea la US Federal Higways Administration, l’ente che controlla la rete autostradale americana, che ha così finanziato la sua ricerca per sviluppare dei pannelli fotovoltaici abbastanza robusti da sopportare il passaggio di auto e tir. VETRO A PROVA DI TIR Brusaw sta lavorando alla messa a punto di pannelli di circa 10 metri quadri l’uno, da unire tra loro mediante un sistema di giunture. Con sole 4 ore di illuminazione giornaliera ogni pannello potrebbe fornire 7,6kWh di energia che potrebbe essere immessa sulla rete elettrica o immagazzinata. Ogni pannello dovrebbe costare circa 8.000 euro: 4 volte il costo della normale asfaltatura. Ma si risparmierebbe sulla segnaletica: i pannelli potrebbero ospitare un sistema di led da utilizzare per comporre scritte e indicazioni variabili direttamente sul fondo stradale. Brusaw e i suoi collaboratori si sentono molto ottimisti e sostengono che se l'intera rete stradale statunitense, circa 120.000 Km2, fosse coperta con questi pannelli, potrebbe produrre in un anno oltre 13.000 miliardi di kWh di energia elettrica: 3 volte il consumo dell'intero paese. Ma è davvero possibile costruire dei pannelli fotovoltaici in vetro capaci di sopportare il passaggio di autobus e camion? Il vetro può essere temperato fino a renderlo duro come l’acciaio, ma la vera sfida è renderlo resistente allo schiacciamento. Brusaw è convinto di poterlo realizzare utilizzando tecnologie simili a quelle impiegate per la costruzione dei vetri anti-proiettile. Si potrebbe per esempio stendere un sottile film di materiale fotovoltaico su una lastra di plastica flessibile e poi laminare il tutto su un robusto strato di vetro indurito. RUVIDO COME IL VETRO? E l’aderenza? Il vetro per essere resistente deve essere il più liscio possibile, ma come la mettiamo con la sicurezza del traffico? Secondo Brusaw il problema potrebbe essere risolto inserendo migliaia di microprismi sintetici sulla superficie del vetro: fornirebbero alle gomme delle auto la necessaria aderenza e aiuterebbero a catturare e indirizzare la luce del Sole. Ma come la mettiamo con olio, polvere, pezzi di gomma e sporcizia varia prodotta dal passaggio delle auto? Non rischierebbe di compromettere l'efficacia e la resa del pannelli? Lo scopriremo tra qualche anno, quando l'ingegnere americano avrà ulteriormente sviluppato la sua idea che al momento è solo un prototipo.

Biogas da stomaci giganti

Biogas da stomaci giganti Raccogliere le alghe e farle fermentare per ottenere biogas è piuttosto costoso e poco pratico. Un ricercatore americano propone una soluzione alternativa che prevede grandi stomaci artificiali che le digeriscono direttamente in mare . Le ricerche che puntano ad utilizzare le alghe come elemento base per la produzione di biocarburanti sono numerosissime. Ma Mark Capron della PODenergy, azienda californiana specializzata nella green tech, ha un approccio del tutto nuovo. La sua idea è quella di piantare delle grandi foreste di kelp, un’alga molto diffusa e utilizzata anche nella cucina giapponese, sulla superficie degli oceani. Queste, una volta cresciute, verrebbero raccolte in enormi stomaci di plastica installati qualche metro sotto il pelo dell’acqua. IL RUTTINO DELLO STOMACO SINTETICO Si tratta essenzialmente di grandi sacchetti dove troverebbero posto frotte di batteri capaci di "digerire le alghe". Da questo processo si otterrebbero 3 sostanze: metano, che verrebbe pompato direttamente a terra per gli usi civili e industriali, CO2, che verrebbe catturata per essere stoccata in depositi geologici, e sostanze di scarto che fornirebbero nutrimento ai pesci. Secondo il ricercatore basterebbe coprire di kelp il 3% della superficie oceanica totale, circa per ottenere biometano sufficiente a produrre 400 milioni di MWh di energia, quanto consuma la California in un anno. E inoltre si eviterebbe di immettere nell’atmosfera più di 100 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti a tutte le emissioni annuali del parco auto della Germania. Inoltre, le alghe, fornendo nutrimento per i pesci farebbero aumentare di 200 milioni di tonnellate l’anno il volume del pescato e ciò basterebbe a soddisfare per 12 mesi le richieste dell’intero continente africano. Ciò che Capron non spiega nel suo studio è cosa potrebbe accadere al clima e all'ecosistema marino se il 3% degli oceani (circa 1.000.000 di Km2) fosse ricoperto da alghe. Fonti: www.focus.it

Pannelli igroelettrici

Pannelli igroelettrici Ci aveva provato Nikola Tesla (ma anche Gene Wilder in Frankenstein Junior): catturare l’energia dei fulmini è da sempre il sogno dell’uomo. Finalmente qualcuno ci sta riuscendo. A catturare l’elettricità statica dell’atmosfera per utilizzarla come fonte energetica ci hanno provato in tanti (il primo fu Nikola Tesla tra fine’800 e inizio ‘900), ma fino ad ora nessuno ci è riuscito. Ci sono però molto vicini Fernando Galembeck e i suoi colleghi dell’Università Campinas, dell'omonima città brasiliana. Obiettivo del loro studio è quello di mettere a punto dei pannelli che, analogamente ai fotovoltaici, siano in grado di assorbire e incanalare la corrente che si trova libera nell’atmosfera. DALLA TEORIA ... <> spiega Galembeck. Gli scienziati brasiliani sono stati i primi a chiarire il meccanismo di formazione dell’elettricità statica. Per anni si è creduto che le goccioline di acqua sospese nell'aria fossero elettricamente neutre, ma Galembeck e il suo staff in una serie di esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che non è così. I ricercatori brasiliani hanno utilizzato microscopiche particelle di silicio e fosfato di alluminio, elementi molto comuni nell'atmosfera, e hanno notato come la loro carica elettrica aumenta all'aumentare dell'umidità dell'aria. <<É la dimostrazione che il vapore acqueo sospeso nell'atmosfera può accumulare carica elettrica e trasferirla ai materiali con viene a contatto>> spiega Galembeck. In particolare gli scienziati hanno notato come le particelle di silicio venendo in contatto con l’acqua assumono carica negativa, mentre quelle di fosfato di alluminio si caricano positivamente. Questa capacità dell’acqua di trasferire la carica elettrica ad altre particelle si chiama igroelettricità. ... ALLA PRATICA I ricercatori contano ora di sviluppare dei collettori che, esattamente come le particelle metalliche sospese nell'aria, siano in grado di raccogliere la carica elettrica del vapore atmosferico e renderla disponibile per usi civili e industriali. Proprio come i pannelli solari, il cui rendimento è massimo nelle zone con alta esposizione al sole, i pannelli igroelettrici avranno le massime prestazioni nelle aree molto umide, come i tropici. Queste strutture potranno inoltre catturare i fulmini che si abbattono sugli edifici e ridurre i danni da essi causati. Galembec e il suo staff stanno già testando pannelli igroelettrici realizzati con metalli diversi nel tentativo di riuscire a imbrigliare e utilizzare l’energia elettrica prodotta da questi violenti fenomeni naturali. fonti: WWW.FOCUS.IT

L'acqua secca

L'acqua secca Non è un nome commerciale e nemmeno una fregatura. L’acqua secca è un rivoluzionario materiale sviluppato alla fine degli anni ‘60 per il mondo dei cosmetici che oggi sta trovando numerosi impieghi "verdi": dallo stoccaggio definitivo della CO2 al trasporto in sicurezza delle sostanze tossiche. Nonostante il nome, che potrebbe ricordare qualche celebre tele-bidone sul genere "creme dimagranti", l’acqua secca esiste davvero. E secondo il Professor David Cooper dell’Università di Liverpool potrebbe rivelarsi una preziosa alleata nella lotta al surriscaldamento globale. Si tratta di una sostanza composta al 95% da acqua che si presenta sotto forma di una polvere simile allo zucchero a velo. Ogni particella di questo materiale è costituita da una gocciolina di acqua ricoperta da silicio modificato ottenuto a partire da comune sabbia. L’involucro impedisce alle gocce di unirsi e tornare allo stato liquido: in questo stato l’acqua secca è in grado di assorbire gas, per esempio la CO2, formando ciò che i chimici chiamano "idrato". COME NATURA CREA Questo rivoluzionario materiale è in grado di assorbire una quantità di gas 3 volte maggiore rispetto ai suoi componenti (acqua e silicio) quando sono nel loro stato normale. Una volta racchiusa nelle sferette di acqua, la CO2 potrebbe essere stoccata in depositi geologici. Non solo: l’acqua secca può assorbire anche il metano. Cooper e i suoi colleghi ipotizzano che in tempi brevi saranno disponibili tecnologie che consentiranno di utilizzare il gas "in polvere" come combustibile per auto ecologiche ma anche super sicure: il metano, racchiuso nei granuli di silicio, non potrebbe tornare allo stato liquido e questo ridurrebbe di molto il rischio di incendi ed esplosioni. Si tratterebbe di ricostruire chimicamente l’idrato di metano, una sostanza cristallina reperibile sul fondo degli oceani chiamata anche ghiaccio che brucia. Si forma al contatto tra acqua e piccole molecole gassose, in condizioni di temperatura prossime a 0° e ad alte pressioni. <> spiega Cooper. FACILE COME BERE UN BICCHIER D’ACQUA L’acqua secca può inoltre essere impiegata a livello industriale per accelerare alcune reazioni chimiche e renderle più efficienti dal punto di vista energetico. Per esempio in farmacologia, velocizzando la reazione tra idrogeno e acido maleico che produce acido succinico, sostanza presente in moltissimi medicinali tra cui antispasmodici e diuretici. Questa particolare tecnologia potrebbe trovare numerose applicazioni anche nella logistica dei materiali pericolosi: Cooper e suoi colleghi hanno dimostrato che qualsiasi emulsione, cioè un mix tra acqua e un altro liquido insolubile (si pensi all’olio nell’acqua) può essere trattata e ridotta allo stato polveroso. Con notevoli vantaggi in termini ambientali e di sicurezza per ciò che riguarda stoccaggio e trasporto. FONTI:WWW.FOCUS.IT

5 idee semplici e innovative per salvare il pianeta

Se un alieno guardasse un TG terrestre si convincerebbe che il pianeta è sull’orlo del baratro: tra inquinamento, impoverimento dei mari, esaurimento delle risorse naturali, il futuro della Terra sembra segnato. Ma è proprio così? Cosa sta facendo la scienza per risolvere questi problemi? Siamo andati a curiosare nei laboratori di ricerca a caccia di idee innovative, verdi, un po' pazze e anche low cost. Ecco cosa abbiamo trovato. Surriscaldamento globale, crisi energetica, sovrapproduzione di CO2: sono i principali temi sui quali si sono confrontati la scorsa estate i leader del G8 durante il meeting di Copenhagen. Anche se a detta di tutti gli osservatori il vertice è stato un fallimento perchè, complice la crisi, nessuno degli 8 paesi membri (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) ha voluto prendere impegni concreti, non sono mancati i buoni propositi: gli 8 Grandi si sono dati l’obiettivo di ridurre del 50% le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 (circa 22,7 miliardi di tonnellate secondo i dati presentati nel Rapporto delle Nazioni Unite sul Programma di Sviluppo 2007-2008). Ma a un anno di distanza si sta facendo qualcosa per raggiungere questo ambizioso obiettivo? Su quali temi si sta concentrando la ricerca? Focus.it ha fatto un giro nei laboratori di alcuni scienziati in diversi paesi e ha selezionato 5 tecnologie innovative che potrebbero contribuire a salvare il pianeta. (Focus.it, 1 settembre 2010) 5 idee semplici e innovative per salvare il pianeta L'acqua secca Pannelli igroelettrici Biogas da stomaci giganti Autostrade a pannelli solari Tetti freddi

Quando sono state inventate le monete?

Sono stati i Sumeri a escogitare un sistema di calcolo alternativo al baratto. A loro va dunque il merito di avere ancorato a valori costanti i calcoli per gli scambi commerciali e, in seguito, di aver pensato all’oro e all’argento come unità di riferimento. Nella prima metà del VII secolo a. C. nacquero i globi di metallo prezioso, usati solo fra privati: i mercanti vi apponevano il loro sigillo col quale garantivano che il peso del pezzo era esatto e la lega buona. Successivamente, subentrò lo Stato quale “garante” nonché emittente della moneta. Secondo alcuni studiosi i primi a battere moneta furono i re macedoni, per altri i re della Lidia: le ipotesi sono diverse. Le banconote, invece, comparvero solo alla fine del Medioevo. E nacquero perché alcuni governi si offrirono di tenere al sicuro, nei propri depositi, l’oro e altri preziosi degli ebrei perseguitati nei Paesi d’origine, e rilasciarono in cambio un certificato nominativo o al portatore. Questi certificati potevano essere “girati”come pagamento ad altri commercianti che avevano il diritto di riscuoterli. Le banconote simili alle nostre arrivarono più tardi, quando questi certificati, o note di credito, cominciarono a essere emessi senza l’indicazione del beneficiario. E poi? I depositi bancari c’erano già nell’antica Grecia quando i cittadini affidavano i loro averi ai sacerdoti per conservarli. In seguito il compito di tenere al sicuro e prestare il denaro venne assunto da cittadini privati di comprovata onestà che si occuparono anche di cambiare le monete provenienti da Paesi stranieri. Già fra gli antichi Romani l’uso di depositare i propri capitali, in cambio di interessi, era ampiamente diffuso. In età imperiale la professione di banchiere era formalmente riconosciuta e rispettata. Alcuni studiosi dicono che l’assegno potrebbe averlo “inventato” un mercante italiano del XIV secolo, Francesco di Marco Datini, e che ne facesse larghissimo uso. Antesignani dell’assegno erano le lettere di cambio, che permettevano al possessore di ricevere, presso una banca designata sulla lettera, l’equivalente della somma indicata. La carta di credito, infine, fu creata nel 1949 dall’americano Frank McNamara che fondò il Diners Club e distribuì ai soci 200 tesserine plastificate che potevano essere usate come denaro in una quarantina di ristoranti. La prima carta di credito bancaria arrivò due anni più tardi: la emise la Franklin National Bank di New York. Nel 1958, nacque l’American Express.

Infiammati e abbronzati: l'abbronzatura è un'infiammazione delle cellule

Una recente ricerca americana fa luce sui meccanismi di degenerazione cellulare scatenati da un’eccessiva esposizione al sole. di: Franco Severo Starsene allungati su una spiaggia assolata è sicuramente piacevole e rilassante, ma è inutile illudersi: fa male, se non allo spirito, per lo meno al corpo. L'ennesimo studio che conferma i danni prodotti dal sole sulla nostra pelle arriva dalla California University ed è stato recentemente pubblicato su Nature Medicine. È noto da tempo che quella che noi chiamiamo "abbronzatura" altro non è se non l'effetto più visibile di un processo di deterioramento cellulare. Ciò che fino ad oggi non si conosceva, erano i meccanismi che regolano questo processo. [Perché il sole fa male: lo speciale di Focus] L'abbronzatura come risposta immunitaria Lo studio è stato condotto su topi e su campioni di pelle umana coltivati in vitro e ha permesso di scoprire come i raggi UV siano responsabili della rottura dell'RNA non codifcante, o micro RNA, presente nelle cellule dell'epidermide. L'arrossamento e lo scurimento della pelle successivi all'esposizione al Sole sono una risposta immunitaria a questi danni: l'infiammazione è infatti un processo che ha come fine l'eliminazione delle cellule rovinate o morte.«Le cellule della nostra pelle sono in grado di identificare le cellule bruciate dal sole proprio perchè rilasciano RNA danneggiato» spiega Richard Gallo della San Diego School of Medicine, coordinatore dello studio. Ma a volte qualcosa va storto e aumenta la possibilità che le cellule sane si trasformino in cancerose. Solo il buono del Sole Obiettivo della ricerca è ora quello di capire come bloccare gli effetti dannosi dei raggi solari preservandone la componente "buona": alcune malattie, per esempio la psoriasi o la lupus, possono infatti essere curate con l'esposizione ai raggi UV, ma ciò implica un aumento delle possibilità di sviluppare il cancro alla pelle. L'infiammazione è cumunque è una reazione che non va eliminata, perchè permette al nostro organismo di difendersi dall'eccessiva esposizione al Sole Fonti:http://www.focus.it/

mercoledì 11 luglio 2012

E' estinta una specie

E’ morta l’ultima tartaruga gigante delle Galapagos. Estinta la specie
Fonte della foto :http://alynch2.umwblogs.org/files/2011/04/Pinta-island-tortoise-george.jpg Lonesome George era l'ultima tartaruga gigante della sua sottospecie, quelle dell'isola di La Pinta nelle Galapagos. Era diventato un simbolo dell'arcipelago e un incentivo al turismo, sin da quando era stato scoperto nel 1972. Lo hanno ritrovato ieri le autorità equadoregne del Parco Nazionale, morto per cause ancora sconosciute. cona dei difensori dell'ambiente e animale molto amato dai visitatori, la tartaruga gigante può vivere in media tra 150 e 200 anni ed è diretta parente della testuggine di terra. Questa specie, che aiutò Darwin a elaborare la teoria evoluzionistica, è divisa in famiglie e sottospecie numerose, molte delle quali, purtroppo, in via di estinzione. Proprio per questo, nel 1993, si cercò di far accoppiare George con due femmine di una diversa specie, senza alcun successo. Gli esperti stimavano la sua "giovane" età intorno ai cento anni e i responsabili della riserva naturale stanno prendendo in considerazione l'ipotesi di impagliare l'animale, per continuare a permettere ai turisti di poterlo ammirare , ogni anno questa meraviglia viene visitata da poco meno di 200 mila persone provenienti da tutte le parti del globo. Il mito greco, sulla nascita dell'animale, racconta che un giorno la tartaruga chiese a Zeus con arroganza: "voglio una casa tutta per me, dove far entrare solo chi voglio io", e Zeus allora adirato le rispose: "avrai una casa per te, ma ci potrai entrare solo tu!".

martedì 10 luglio 2012

Puntura medusa rimedi: tutte le informazioni utili

Nei nostri mari oltre a graziosi pesciolini si aggirano meduse la cui puntura può fare veramente molto male. Ecco come rimediare in caso di puntura... Bisogna fare molta attenzione perché alcune meduse possono causare shock anafilattico. E comunque il dolore è tale da poter essere fatale in individui con problemi di cuore. L'ospedale è d'obbligo quando si avvertono i seguenti sintomi: una reazione cutanea diffusa, difficoltà respiratorie, sudorazione, pallore e disorientamento. Ferdinando Boero, biologo marino dell'Università del Salento, spiega che "le meduse si spostano verticalmente, quindi possono stare in superficie e possono scendere sul fondo. Sono animali che si muovono, e spesso vanno dove le portano le correnti. Non ci sono regole predefinite: le trovi ovunque. Perché le meduse sono parte del plancton e si spostano con la corrente. Possono nuotare ma non riescono a contrastare il moto delle correnti". E' inoltre raccomandabile non fare il bagno, se le meduse (quelle di natura urticante) sono nei paraggi. Le meduse che pungono, infatti, hanno solitamente tentacoli molto lunghi e se questa sembra lontana non è detto che i suoi tentacoli non siano vicini. Non si deve assolutamente applicare sulla parte colpita una pietra o acqua calda, o ancora strofinare con sabbia calda, lavare con ammoniaca o urina, aceto o alcool, tutti rimedi popolari considerati efficaci, ma che invece possono anche peggiorare la situazione infiammando ulteriormente la parte colpita! Per annullare le tossine del veleno della medusa bisognerebbe raggiungere 40-50 gradi.

lunedì 9 luglio 2012

Il red bull nuoce gravemente alla salute !!

In rete sta girando una mail virale sulla Red Bull. C'è allerta sulla presunta pericolosità della famosa bibita! Facciamo un po' di chiarezza. red%20bull.jpgIn rete sta girando una mail virale dal contenuto molto interessante, forse è arrivata anche a voi. Mette in allerta sulla presunta pericolosità della Red Bull, bevanda nata come energetico e ideata per essere utilizzata esclusivamente sotto sforzo. Qui sotto potete leggere di cosa si tratta, anche se non possiamo confermarvi o meno la veridicità del suo contenuto, vale comunque la pena dargli un'occhiata. Un po' per etica e un po' per la necessità di fare chiarezza su teorie così gravi e preoccupanti, abbiamo cercato di contattare la Red Bull, sia telefonicamente, sia per e-mail. Purtroppo per il momento invano. Annunci Google Assicurazioni AutoConfronta 18 preventivi. Risparmia 500€. Prova !www.Facile.it Fondi OnlineScegli un Piano di Accumulo: Zero Spese Fino al 2015. Scopri!Onlinesim.it/FondiOnline Cerchi Offerte di Volo?Se esistono voli a 10 € li trovi su Skyscanner. Cercali ora!www.Skyscanner.it/RicercaVoli Dovessimo ricevere una replica da parte degli interessati, gli daremo senza dubbio visibilità. Per il momento, stando così le cose, diteci, cosa ne pensate? Di Jorge Mier Hoffman "Il Red Bull fu creato per stimolare il cervello delle persone sottoposte ad un grande sforzo fisico (stress) e mai per essere consumato come una bibita rinfrescante. Red Bull è una bibita vitalizzante che si commercializza a livello mondiale così: 'Aumenta la resistenza fisica, aiuta la capacità di concentrazione e la velocità di reagire, apporta più energia e migliora lo stato d'animo emotivo (apparentemente, ma in realtà). Tutto questo si può trovare in una lattina di Red Bull, la bibita energetica del millennio!'. Red Bull è riuscita a penetrare in quasi 100 paesi di tutto il mondo. La marca del Toro Rosso ha come clienti sopratutto giovani e sportivi, due segmenti attrattivi per stimolare la causa della bibita. Vediamo la verità di questa bibita: La Francia e la Danimarca le hanno proibite per essere un cocktail della morte, che occasionano i suoi componenti di vitamina mescolati con "Glucuronolactone", chimico altamente pericoloso, che fu sviluppato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti negli anni 60 per le loro truppe in Vietnam, in quanto attuava come una droga allucinogena che attenuava lo stress della guerra. red%20bull%20car.jpgMa i suoi effetti nell’organismo furono tanto devastanti che si abbandonò la somministrazione davanti ad un alto indice di dolori di testa, tumori cerebrali e malattie del fegato, che mostravano alcuni soldati che ne facevano uso. E, dopo tutto questo, sulla lattina di Red Bull ancora si legge che fra i suoi componenti c’è il Glucuronolactone, catalogato medicamente come uno stimolante. Ma quello che non dice la lattina di Red Bull sono le conseguenze del suo consumo, che obbligano a collocare una serie di avvertimenti: 1. E’ pericoloso berlo se subito dopo non fai attività fisica, visto che la sua funzione rivitalizzante accelera il ritmo cardiaco e può causarti un infarto fulminante! 2. Corri il pericolo di una emorragia cerebrale, dovuto a che il Red Bull contiene componenti che fanno diluire il sangue affinché il cuore possa pompare senza molti sforzi, e puoi così fare uno sforzo fisico con meno affaticamento. 3. E’ proibito mescolare il Red Bull con alcool, perché la mescola si converte in una "Bomba Mortale" che attacca direttamente il fegato, provocando in questo modo un effetto tale che la zona colpita non si rigenera più. 4. Uno dei componenti principali del Red Bull è la vitamina B12, utilizzata nella medicina per recuperare pazienti che si trovano in uno stato di coma etilico; da qui la ipertensione e lo stato di eccitazione che ti trovi dopo averla presa. 5. Il consumo regolare del Red Bull innesta la apparizione di una serie di malattie nervose e neurologiche irreversibili. Conclusione: E’ una bevanda che dovrebbe essere proibita, come già lo stanno facendo alcuni paesi. Cercate su Internet altri studi di questa pericolosa bibita". http://scienzaesalute.blogosfere.it