lunedì 29 aprile 2013

L'alcol fa più male agli adolescenti che agli adulti? Le bevande alcoliche sono particolarmente dannose sotto i 16 anni - © Image Source/Corbis Le bevande alcoliche sono particolarmente dannose sotto i 16 anni - © Image Source/Corbis Sì. Le bevande alcoliche nei ragazzi con meno di 16 anni sono particolarmente dannose, perché prima di quell’età il sistema enzimatico che permette di smaltire l’alcol è ancora immaturo e anche quantità molto piccole diventano subito tossiche per l’organismo. I danni principali di riscontrano a fegato, cervello e apparato riproduttivo. Inoltre, nei giovani è più facile che l’alcol crei dipendenza rispetto a quanto accade negli adulti. [La birra eccita il cervello maschile] Incidenti L’alcol è anche fortemente associato agli incidenti stradali, che rappresentano la prima causa di morte per i giovani di età compresa fra 21 e 29 anni. Una percentuale compresa tra il 30 e il 50% degli incidenti è legata all’abuso di alcolici. [I cubetti di ghiaccio che ti avvisano se stai alzando il gomito - Cure post sbornia] www.focus.it

Pesci acque interne

Barbo canino Il barbo canino è affine al barbo comune, dal quale si distingue con estrema difficoltà. Nelle acque interne non supera generalmente i 20 cm. di lunghezza, a differenza del barbo comune che raggiunge taglie decisamente maggiori: Predilige acque ben ossigenate e caratterizzate da corrente vivace.Il suo areale di diffusione è per lo più limitato ai principali corsi d'acqua della fascia collinare o montana (anche in acque da salmonidi), con popolamenti di consistenza scarsa o mediocre. Come sopra accennato, esistono notevoli difficoltà nel distinguere fra loro sulla base dei soli caratteri morfologici apprezzabili a prima vista, gli esemplari più giovani delle due specie del genere Barbus, sia per l'elevata variabilità delle livree, sia per la frequente presenza di ibridi nelle aree in cui le due specie convivono. La consistenza e l'effettiva distribuzione del barbo canino nelle acque interne potrà essere appurata solo in seguito a indagini mirate e sulla base di studi atti a chiarire gli aspetti ancora oscuri della sistematica di questi ciprinidi. Tecniche di pesca: Passata, bolognese , fissa , roubaisienne, ledgering a fondo con piombo o pasturatore. Esche: Bigattini, vermi, gatoss, crisalide, caster, pastella al formaggio. Consigli: Nei fiumi del piano, medio alti, montature da 0,30 a 1,5 gr. a razzolare sul fondo, leggere trattenute della lenza e rilasci, bigattini fiondati a monte alternati al lancio degli stessi "incollati" sulla linea di pesca se la corrente è più sostenuta. Piombature raggruppate sopra il finale a catena, o torpille e piombini adeguati al peso della montatura. Galleggianti, a forma di pallina o goccia adatti alla corrente e alla trattenuta, ami dal 16 al 20. Periodo migliore: Tarda primavera - autunno. Barbo europeo Da alcuni anni, nel corso medio alto del Po, e in altri fiumi medio grandi del territorio, è presente il "Barbus-barbus", altrimenti detto barbo europeo, diverso dal nostro barbo comune per la livrea, più argentea e più ruvida, ma soprattutto per il peso e le dimensioni(fino a 4-5 kg. per 60-70 cm. di lunghezza). Di origine alloctona, non risulta ancora che ne sia stata regolamentato l'esercizio della pesca. Tecniche di pesca: Bolognese da 6-7 mt. azione medio rigida, con lenze da 3 a 10 gr. , torpille secca, con finali, corti e robusti(diam.0,14-0,16) ami del 12-16. o a fondo col pasturatore Esche: Bigattini, vermi, gatoss, crisalide, caster, pastella al formaggio. Consigli: E' molto sensibile alla pasturazione, quindi,(specie nei fiumi a forte corrente come il Po) si pescherà in trattenuta sulla linea di pesca, alternando ogni 5-10 minuti lanci di spugne cariche di bigattini, e appesantite con sassi, a palle di pastura (meglio rossa al formaggio) farcite di bigattini. Si tratta di un pesce di grande richiamo per i pescatori, in quanto grande lottatore, battagliero quando allamato, ed entusiasmante durante il recupero. Periodo migliore: Da aprile a novembre. Carassio Il carassio e il carassio dorato, meglio conosciuto come "pesce rosso", sono due specie di origine orientale introdotte in Italia verso la fine del secolo scorso, quindi di origine alloctona. Il carassio e il pesce "rosso" sono diffusi praticamente in quasi tutti i corsi d'acqua della Penisola, specialmente nei tratti medio bassi, nei canali di bonifica, e in alcuni invasi o laghi. Nelle acque della pianura, la presenza dei carassi risulta spesso preponderante rispetto a quella delle altre specie ittiche per la capacità di questi Ciprinidi di resistere a condizioni di estrema scarsità di ossigeno e di tollerare tassi di inquinamento piuttosto elevati.I carassi misurano mediamente 15-20 cm. con massimi di 30-40 cm. La loro colorazione è assai variabile volgendo dal bruno scuro, al bruno-giallastro, o al bruno-argenteo. Il regime alimentare, estremamente vario comprende invertebrati bentonici, organismi planctonici e materiale vegetale anche in decomposizione. Il carassio, è un pesce presente molto nei campi di gara di pesca al colpo, e viene catturato in modo preponderante durante le competizioni. Tecniche di pesca: Passata, a fondo, roubaisienne, inglese. Esche: Bigattini, lombrichi, mais, e polente aromatizzate. Periodo migliore: Dalla tarda primavera all'autunno inoltrato(attivo tutto l'anno). http://www.pescareonline.it/pesci/specie2.htm

lunedì 25 marzo 2013

Pesce del mese ( STORIONE)

FONTE:  http://www.pescareonline.it/pesci/specie7.htm

Principali specie ittiche in acque interne

Storione


CorbiceComune
Gli storioni, sono pesci migratori; verso la fine dell'inverno essi risalgono le foci dei principali corsi d'acqua del territorio per riprodurvisi. 
Come per tutte le specie migratorie, anche la risalita degli storioni è ostacolata dalle barriere che l'uomo ha elevato lungo i corsi dei fiumi. 
Gli storioni sono quindi presenti in modo mediocre nei corsi d'acqua italiani, al contrario in molti laghetti di pesca sportiva vengono introdotti per la pesca "no-kill!!" Le dimensioni della specie sono considerevoli : il cobice può raggiunger i 25 kg di peso e 1,5 metri di lunghezza, lo storione comune 100 kg e 6 metri. 
Gli storioni sono principalmente predatori e si alimentano sul fondo catturando molluschi e altri invertebrati ed occasionalmente pesci, in minima parte materiale vegetale.
La specie è protetta, ed il divieto di pesca è esteso tutto l'anno sull'intero territorio.

Tinca
 










La tinca che tollera tenori di ossigeno anche estremamente bassi, è specie tipica delle acque di pianura, ferme o debolmente correnti e ricche di vegetazione. 
Può raggiunger 40-50 cm di lunghezza, e 2-3 kg di peso. Sebbene la tinca sia largamente diffusa nei corpi idrici della bassa pianura, la sua consistenza numerica è in genere per lo più scarsa o mediocre; popolazioni più consistenti si riscontrano nei canali di bonifica, mentre nei corsi d'acqua naturali, ad eccezione dei tratti più prossimi alla confluenza con il Po, la specie è oggi notevolmente rarefatta. 
La tinca è onnivora ma predilige gli invertebrati del fondo, ed in particolare i molluschi.
Tecniche di pesca: Passata bolognese(montature medio-pesanti) e a fondo
Esche naturali: Bigattini, vermi.
Periodo migliore: Estate e autunno.

Triotto
Il triotto è un Ciprinide di piccole dimensioni, non superando di norma i 20 cm di lunghezza. 
Vive in acque stagnanti, o a corso lento; il suo areale naturale è quindi limitato alle zone di pianura. 
La specie è presente in quasi tutti i corsi d'acqua del piano, e i quasi tutti gli affluenti; si rinviene comunemente anche nei canali di irrigazione o di bonifica. 
In molte zone del territorio è presente anche in tratti più elevati, fino alla bassa montagna a causa di immissioni di materiale ittico prelevato in pianura. 
Parte delle segnalazioni di questa specie nelle acque appenniniche è tuttavia verosimilmente da attribuire al vairone e alla rovella che, per la notevole somiglianza vengono spesso confusi con il triotto.
Tecniche di pesca: Passata(bolognese o fissa); preferibili lenze leggere da 0,20-0,70 gr armate con ami dal 20 al 24
Esche: Bigattino, o caster.

martedì 19 febbraio 2013

Meteorite russo: numeri, curiosità e commenti degli esperti

 Fonte: www.focus.it

Meteorite russo: numeri, curiosità e commenti degli esperti

Qual è la composizione dei frammenti ritrovati in Russia? A che velocità viaggiava? Perché non è stato possibile prevederne l'impatto?

Un cratere d'impatto lasciato da un frammento di meteorite sulla superficie ghiacciata del Lago Chebarkul. Photo ITAR-TASS Itar-Tass Photos/Newscom
Un cratere d'impatto lasciato da un frammento di meteorite sulla superficie ghiacciata del Lago Chebarkul. Photo ITAR-TASS Itar-Tass Photos/Newscom

In sintesi
- Ritrovati i frammenti del meteorite esploso sopra agli Urali
- L'impatto avrebbe creato danni per oltre 24 milioni di euro
- L'energia liberata dal meteorite sarebbe 20 maggiore di quella della bomba di Hiroshima
- Gli esperti spiegano perché non è stato possibile prevedere l'impatto
- La concomitanza con il passaggio di 2012 DA14 sembrerebbe una coincidenza
I frammenti del meteorite che venerdì scorso ha colpito gli Urali, in Russia (in particolare la città di Chelyabinsk) ferendo più di mille persone, sono stati ritrovati ieri nelle vicinanze del Lago Chebarkul, nel quale era già stato fotografato un cratere di 6 metri. Il meteorite, secondo i ricercatori della Urals Federal University, sarebbe una condrite - come la maggior parte dei frammenti di rocce spaziali che arrivano sulla Terra - composta per il 10% di ferro.

I costi dell'impatto

Le autorità russe riportano danni di circa 33 milioni di dollari (oltre 24,5 milioni di euro): l'onda d'urto delle rocce spaziali avrebbe causato la rottura di circa 200 mila metri quadrati di vetri. Secondo una stima del magazine scientifico Discover, riportata dal giornalista Paolo Attivissimo nel suo blog, non molto viene speso per difenderci dal rischio di caduta di meteoriti: gli Stati Uniti, per esempio, vi investono un milionesimo del proprio budget federale.
Quella che ha tutta l'aria di essere una scia di meteorite fotografata nella Russia orientale il 15 febbraio. Photo credit: Russian Emergency Ministry
Quella che ha tutta l'aria di essere una scia di meteorite fotografata nella Russia orientale il 15 febbraio. Photo credit: Russian Emergency Ministry

Il fenomeno in cifre

Secondo gli scienziati russi il meteorite pesava circa 10 tonnellate prima di entrare nell'atmosfera terrestre, e viaggiava a circa 30 chilometri al secondo; si sarebbe disintegrato a 30-50 km dal suolo. Ma la Nasa sostiene che il meteorite fosse largo 17 metri e pesasse 10 mila tonnellate prima di entrare in atmosfera e rilasciare - esplodendo - 300 chilotoni di energia. La bomba atomica sganciata su Hiroshima nel '45 liberò 12-15 chilotoni.
Almeno 11 sensori della rete CTBTO (Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty Organization), che utilizza questi strumenti per monitorare eventuali esplosioni nucleari o fenomeni esplosivi nell'atmosfera, hanno captato il boato generato dal meteorite nella lunghezza d'onda dell'infrasuono (20 - 0.01 Hertz) non udibile dall'uomo ma percepito e utilizzato da alcuni animali, come elefanti e balene, per comunicare.

Perché nessuno l'aveva previsto?

Ma allora perché non siamo stati in grado di vedere il meteorite prima che impattasse? Essenzialmente, spiegano gli esperti, perché non lo stavamo cercando. Gli occhi degli scienziati erano puntati su 2012 DA1, che è stato comunque difficile da trovare. Le chance di individuare un meteorite sono minime, anche perché queste rocce sono molto scure. La maggior parte dei meteoriti riflette solo il 2% della luce che li colpisce, e molti sono di materiale carbonaceo il che li rende particolarmente scuri. Solo quando, entrando in atmosfera, generano una scia infuocata divengono visibili. Ma a quel punto è troppo tardi.

Inoltre, accade spesso che meteoriti come quello disintegratosi sopra agli Urali cadano sulla Terra. Ma è più facile, statisticamente, che impattino in mare o in un'area desertica piuttosto che su un centro abitato: «Grosso modo una volta all’anno si verifica in atmosfera un evento che libera un’energia pari a quella della bomba di Hiroshima» spiega Giovanni Valsecchi, esperto di meteoriti dell'INAF - IAPS di Roma. «E grosso modo una volta al mese un evento che libera un’energia pari a circa un kiloton. Però noi non vediamo quasi mai gli effetti di questi eventi perché la Terra è sostanzialmente spopolata. Questa volta, invece, la meteora si è verificata sopra una regione abitata, vicino a una città. Con alta probabilità, fra l'altro, di avere telecamere puntate sul fenomeno, contribuendo così anche uno studio scientifico del fenomeno».

Una pura coincidenza

La concomitanza con la caduta di 2012 DA14 sembra essere invece una casualità: «A me sembra pura coincidenza» commenta Valsecchi «la meteora sulla Russia si è verificata 16 ore prima del passaggio di DA14 attraverso l’eclittica. Questo significa che le due orbite, in ogni caso, differirebbero di 2/3 di grado in una certa variabile angolare: questo già ci dice qualcosa. E soprattutto, il punto fondamentale è che questa meteora non viaggiava da sud verso nord, come invece farebbe un’eventuale meteora associata a DA14».

Due satelliti asiatici, il cinese FY-2D e il giapponese MTSAT-2, hanno fotografato la scia di vapore lasciata dalla meteora (qui le immagini). Sul sito del Guardian, invece, è disponibile una mappa interattiva di tutti i meteoriti caduti sulla Terra - almeno quelli conosciuti - basata sui dati della US Meteorological Society. A questo link, l'intera collezione di video sui frammenti caduti negli Urali.

Pesce del mese : PALAMITA

 FONTE :http://www.webalice.it/colapisci/PescItalia/pisces/Perciformi/Sgombridi/palamita.htm



Classe: Actinopterygii
PALAMITA
Ord. PERCIFORMES
Fam. Scombridae /Scombrinae
Gen. Sarda

Sarda sarda    (BLOCH, 1793)
Ha corpo allungato e fusiforme, di taglia superiore allo sgombro, rispetto al quale è un po' più compresso lateralmente ed ha la seconda pinna dorsale subito dietro la prima.  La linea laterale è visibile e ondulata.
La testa è a punta, con bocca ampia e
mascella superiore lievemente prominente. I denti sono compressi, robusti e posti in un'unica fila nelle mascelle. Presenti alcuni denti sui palatini. Le squame coprono tutto il corpo e sono piccole, tranne la parte anteriore del tronco dove sono grandi e formano un corsaletto. Ai lati del penduncolo caudale si trova una chiglia longitudinale accompagnata da due piccole creste convergenti verso la pinna caudale. Quest'ultima è ampia e forcuta.

Foto di Walter Preitano

Foto di Walter Preitano

Foto di Walter Preitano
La colorazione è azzurra oltremare sul dorso, nerastra ala base della dorsale e sulla testa. Sui fianchi è azzurro verde superiormente, con linee sinuose longitudinali e oblique nere. Inferiormente e sul ventre, è bianco argentea con riflessi metallici.
E' una specie pelagica, gregaria e migratoria. Si ciba di sarde, alici e altri animali pelagici. Si pesca con le palamitare e con reti di circuizione. Abbocca all'amo delle traine. Raggiunge gli 80 cm di lunghezza e i 10 kg di peso (mediamente 30-50 cm e 1-3 kg).
Si incontra in tutto il Mediterraneo
.

Nomi dialettali
IMPERIA
Paamia
GENOVA
Paamie
GAETA
Palammete
NAPOLI
Palammeto cuvarita
SALERNO
Palamito
VIBO VALENTIA
Palamido
TROPEA
Tunacchiu
NICOTERA
Tunnareiu
CROTONE
Palamitu
TARANTO
Palamitu
BARI
Palameit
SALENTO
Jarruba
MOLFETTA
Palametiedde
VENEZIA
Palamida
TRIESTE
Palamida
Sardegna
Palamida, Paramira
MESSINA
Palamita, Palamitu
Sicilia
Palamitu


Papa Dimesso Saluta la Santa Sede il 28 febbraio

 Fonte : http://www.controcampus.it/2013/02/papa-dimesso-saluta-la-santa-sede-il-28-febbraio-papa-dimesso-le-reazioni-di-chiesa-politica-e-giovani

 Papa Dimesso Saluta la Santa Sede il 28 febbraio – Papa Dimesso: Le reazioni di Chiesa, Politica e Giovani


Papa Dimesso
Papa Dimesso
Il Papa Dimesso.
Immediate le Reazioni di Chiesa, Politica, Giovani e Opinione Pubblica.
La notizia del Papa Dimesso porta immediate conseguenze anche sulle prossime elezioni 2013.
“Sento il peso dell’incarico, lascio per il bene della Chiesa”.
Queste le parole con le quali il Papa Dimesso Benedetto XVI, ha annunciato davanti al Concistorio per la canonizzazione dei martiri di Otranto la sua decisione di lasciare il pontificato dopo quasi 8 anni di magistero.
Una decisione sofferta ed “umana”, arrivata alla soglia delle 86 primavere e dopo “una lunga e ponderata riflessione”, avrebbe riferito ai suoi più stretti collaboratori, prima del congedo ufficiale.
Nonostante un quadro clinico tutt’altro che preoccupante e le parole del cardinale Angelo Sodano che ha definito l’annuncio “Un fulmine a ciel sereno”, pare proprio che a prevalere sia stato il senso di responsabilità dell’ex cardinale tedesco già braccio destro dell’indimenticato Giovanni Paolo II.
Padre Federico Lombardi
Padre Federico Lombardi
Tant’è che la notizia del Papa Dimesso, per clamorosa che sia, non ha certo preso in contropiede gli ambienti più vicini al pontefice, che già in tempi non sospetti avevano notato “un po’ di stanchezza e di affaticamento rispetto al passato”, come ha confermato in conferenza stampa il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi.
“Negli ultimi mesi è diminuito il suo vigore. – ha dichiarato Lombardi - Sappiamo l’età che ha e che è normale per persone in età avanzata vivere un declino delle proprie forze ed il Papa lo ha sentito negli ultimi mesi e lo ha riconosciuto con lucidità”, precisando, al contempo, che Ratzinger non prenderà parte al prossimo conclave.
Nessuna malattia in corso per il Papa Dimesso, assicurano intanto dal Vaticano, dietro una scelta che lo stesso Lombardi ha definito “coraggiosa e ammirevole”. Solo l’ingravescentem aetatem, normale declino fisico, che non consentirebbe al dimissionario Benedetto di tenere il passo di un mondo veloce, digitalizzato, che viaggia ad ampie falcate verso nuovi scenari di modernità (su Twitter l’annuncio è già il trend più seguito al mondo nelle ultimissime ore, oltre che top news di tutte le principali emittenti planetarie).
Questa la dichiarazione ufficiale del Papa Dimesso…(leggi notizia)

L’elezione del nuovo pontefice è prevista entro il mese prossimo e prima di Pasqua. L’insediamento avverrà il 1 marzo, poi serviranno 15-20 per decidere il successore (questi i tempi tecnici stimati).
Un annuncio shock quello del Papa Dimesso, che sa di svolta epocale, come sottolineato a più voci nelle ore immediatamente successive alla dimissioni.

 

domenica 20 gennaio 2013

Pesce del mese ( Cernia)

 http://www.pescare.net

Cernia


(Epinephelus guaza)

Caratteristiche
È un bel pescione, robusto e possente, dal corpo ovale, compresso ai lati e dalla testa imponente. La mascella inferiore è leggermente prominente rispetto a quella superiore e le labbra sono carnose e molto evidenti. I denti sono lunghi e aguzzi e sono disposti su entrambe le mascelle. Il preopercolo ha il margine posteriore dentellato e l’opercolo tre corte spine. Le scaglie sono piccole e sono presenti anche sul capo e sulla mascella inferiore. La pinna dorsale è lunga e divisa in due parti: la parte anteriore è dotata di robuste ed acuminate spine, la posteriore ha raggi molli. Le pinne pettorali sono larghe e la pinna caudale è arrotondata. La pinna anale è poco evidente ed è simile, anche come grandezza, alla seconda parte della pinna dorsale.
Il dorso è bruno, i fianchi sono leggermente chiari e il ventre è giallastro, come la parte esterna delle labbra. Capo, dorso e fianchi sono marezzati di giallo, di bianco o di arancione, a seconda degli esemplari. Le pinne sono scure e hanno il margine più chiaro. L’esemplare qui descritto è la Cernia tipo, ma in realtà la colorazione di questi pesci varia moltissimo in funzione dell’habitat in cui vivono. La Cernia è infatti dotata di un mimetismo accezionale ed il suo colore può assumere tonalità verde scuro se il fondale dove abita ha molte alghe, oppure quasi nero se frequenta grandi antri, o addirittura bianco se si trova sulla sabbia.
La Cernia può arrivare a un metro di lunghezza e a una sessantina di chilogrammi di peso. Si riproduce in estate, quando abbandona gli abissi per risalire verso la costa. E’ carnivora e si nutre di molluschi, di crostacei e di pesci. Il suo piatto preferito è comunque rappresentato dal polpo, che insegue con ferocia e accanimento. Quando ne vede uno non gli dà tregua e a morsicate gli toglie a uno a uno i tentacoli, fino a quando il poveraccio non può più tenersi aggrappato alle rocce e viene inghiottito in un solo boccone. Per catturare i pesci per il pranzo, invece, la Cernia usa un sistema abbastanza singolare, ma decisamente comodo, da grande pigrona che è. La sua mole, di solito imponente, la condiziona non poco e poi non è dignitoso correre dietro ai pinnuti più piccoli, nemmeno se si ha fame. Allora la cernia adotta un sistema di caccia tutto suo: si sceglie un buco che si affaccia magari su uno strapiombo frequentato dai piccoli pesci di passo ed aspetta acquattata nell’ombra. Quando un pesciolino sprovveduto le passa a tiro, ignaro del pericolo, apre la sua enorme bocca ed aspira l’acqua come un’idrovora, succhiando letteralmente la preda nelle sue fauci.
Dove vive
La Cernia è la regina delle scogliere, il sovrano incontrastato delle ciclopiche cadute di massi che si accavallano verso il fondo, il solitario guardiano delle cattedrali sommesse, l’astuto abitante dei meandri più inaccessibili di una parete rocciosa. Vive sempre a contatto del fondo tra i dieci e i quattrocento metri di profondità, ovunque ci siano tane e tanta pace. È comunque in tutto il Mediterraneo e solo occasionalmente è presente nell’Atlantico orientale, raramente, comunque, più a nord del Golfo di Biscaglia. Il rumore della superficie le dà fastidio, l’altalena delle onde la infastidisce, la luce del sole la sgomenta. Per questo non abbonda mai la pace ovattata degli abissi, dove la risacca non arriva e dove la penombra soffoca i colori e la protegge.
L’inverno lo passa chissà dove, lontano dalla costa, a quote veramente abissali, probabilmente alla base delle platee continentali. D’estate, invece, emigra in senso verticale e viene a popolare le nostre coste rocciose, sempre rimanendo a profondità considerevoli. Sembra che l’optimum sia fra i trenta e i cinquanta metri. Durante la bella stagione, infatti, è difficile avvistare Cernie oltre i cinquanta metri di profondità.
A parte l’emigrazione stagionale in senso verticale, la Cernia è un pesce stazionale, cioè che ama frequentare sempre gli stessi luoghi. La Cernia si sceglie una zona di caccia, vi pone al centro una dimora fissa e non se ne allontana mai. Inverno a parte, naturalmente. L’estate successiva, però, siate certi che la Cernia tornerà ad occupare la stessa tana dell’anno prima. A meno che qualche subacqueo, o qualche amo di profondità non glielo impedisca in modo brutale.
La Cernia frequenta due tipi di tana, ben distinti l’uno dall’altro: la tana fissa, cioè quella residenziale, per lo più inviolabile da chiunque, e quella di posta, cioè quella adoperata per cacciare o per sfuggire momentaneamente a un improvviso pericolo. Le due tane hanno caratteristiche differenti: la prima è profonda, un nero cunicolo che penetra nella montagna e che quasi sempre si dirama in diversi corridoi che sfociano di frequente in una sala comune; la seconda è più semplice, è una grotta abbastanza agibile con due o più aperture e si affaccia, di preferenza, su una scogliera a picco, battuta dalle correnti e situata in un luogo di passaggio. Possono essere adatte ampie gallerie sommerse, crepacci che affondano in una parete, volte di pietra nascoste sotto scogli imponenti. Tutte queste tane, comunque, sono di solito situate a poche decine di metri di distanza dalla tana principale che, come abbiamo detto, non viene mai persa di vista dal furbo e corpulento pescione. In una costa frastagliata e dirupata, la Cernia andrà a vivere dove i fondali sono più profondi e le correnti più sensibili. Così, sarà meglio andarla a cercare sulle punte dei promontori, alla base di terrazze degradanti, intorno a un’isoletta che si erge dal fondo a qualche centinaio di metri dalla riva o sulle secche tormentate che si innalzano dagli abissi in alto mare. Le frane sommerse, dove i massi e le pietre si accavalcano gli uni sulle altre sono il suo habitat ideale, perché costruiscono una vera e propria rete di cunicoli in contatto tra loro e visibili dall’esterno, dove la Cernia può scomparire e ricomparire in acque libere a parecchie decine di metri di distanza. Le tane delle Cernie hanno, del resto, caratteristiche particolari da costituire una rarità anche fra i pinnuti. Infatti, capita sovente di catturare una Cernia e di tornare dopo qualche giorno a visitare la stessa tana. Nell’antro, non sarà difficile scovare un altro esemplare, più o meno dello stesso peso del primo, che non ha perso tempo ad occupare l’alloggio rimasto vuoto. La tana di una Cernia, insomma darà sempre i suoi frutti, anche a distanza di anni. E ben lo sanno i cacciatori esperti, che tengono gelosamente segreti gli indirizzi giusti, andandoli a visitare almeno un paio di volte per stagione.
La Cernia è un animale solitario. Le piace dormire da sola, mangiare da sola in zone particolarmente tranquille. E’ raro vederne parecchi esemplari riuniti in gruppo: tre o quattro individui più o meno della stessa mole. Vuol dire che il luogo è particolarmente ricco di cibo e che i pesci non si danno fastidio tra loro. In questo caso possono anche abitare nella stessa tana, ma ogni Cernia, fedele al suo spirito individuale, sceglierà sempre lo stesso angolo della caverna per riposare o digerire in pace, quasi ignorando la presenza delle compagne. Le praterie di posidonie l’attraggono solo quando sotto le erbe ci sono scogli e tane in grado di fornire un sicuro riparo, mentre non le dispiacciono affatto i fitti boschi di gorgonie, che si riproducono e nascondono con i loro ampi ventagli le aperture di grandi spaccature della roccia, che spesso la nascondono alla vista delle prede. La sua mole imponente e le sue abitudini cavernicole la mettono infatti al sicuro da qualsiasi altro pesce animato da cattive intenzioni, squali compresi.

Che cos’è l’arsenico e quali sono i suoi effetti nocivi

La commissione europea di recente ha deciso di non concedere ulteriori deroghe all’Italia, imponendo il rispetto del valore massimo previsto di 10 microgrammi per litro di arsenico. Per l’UE nell’acqua di 128 comuni italiani c’è troppo arsenico con possibili rischi per la salute, soprattutto per i bambini.

L’arsenico è l’elemento chimico di numero atomico 33, il suo simbolo è AS ,è un semimetallo,può essere di colore giallo, nero o grigio, e ha la caratteristica di sublimare facilmente,passando dallo stato liquido a quello aeriforme.

I suoi composti trovano impiego come pesticidi, erbicidi,insetticidied è usato anche in alcune leghe metalliche.

In passato l’arsenico ha trovato migliaia di impieghi: dall’impregniante per il legno da costruzione il CCA, che ancora oggi è difficile da smaltire,ai pesticidi per alberi da frutto cioè l’arseniato di piombo che causava danni neurologici ai contadini.

In epoca vittoriana si usava per i cosmetici.Oggi l’arsenico di galio è un semiconduttore più efficiente del silicio, usato per costruire i pannelli fotovoltaici.

Molti dei suoi composti sono dei veleni molto potenti,l’arsenico uccide danneggiando il sistema digestivo e il sistema nervoso e portando l’intossicato alla morte per shock.

I composti contenenti rsenico sono cncerogeni, in prticolare sono tra le cause del cancro alla vescica, di quello mammario e di alcune neoplasie della pelle.

L’esposizione cronica all’arsenico ha effetti multipli sulla salute: riduce le difese antiossidanti dell’organismo, provoca stress nell’ambiente intracellulare e può attaccare e spezzare i filamenti di DNA.

Si sospetta che illustri omicidi del pssato come quello di Napoleone siano stati consumati con l’ausilio dellarsenico, perchè i sintomi dell’avvelenamento erano difficili da riconoscere fino all’ideazione del test di Marsh del 1836, molto sensibile in grado di rivelarne le presenza nei tessuti.

Attualmente la soglia massima di Arsenico tollerabile nell’acqua potabile stabilita dall’OMS, è di 50 parti per miliardo, raccomandazione necessaria poichè in molti sottosuoli è presente arsenico di origine naturale rilasciato dai sedimenti nelle acque di falda.

Copyright 2013 Pianeta Blu

Fonte: http://pianetablunews.wordpress.com/2013/01/03/che-cose-larsenico-e-quali-sono-i-suoi-effetti-nocivi/

INTERNET NEGLI ULTIMI DIECI ANNI !!!

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Internet: cosa è cambiato in dieci anni


Vi ricordate come usavate internet dieci anni fa? Quali erano i vostri siti preferiti e quanto tempo dedicavate alla navigazione? Tra il 2002 e il 2012 la rete ha subito cambiamenti epocali. Non solo in termini di crescita del numero degli utenti, passati da 569 milioni a 2 miliardi e 270 milioni. È soprattutto il nostro modo di rapportarci al web che non è più lo stesso, come rivela questa infografica (vedi immagine sotto, cliccaci sopra per ingrandirla).

Nel 2002 passavamo in media 46 minuti al giorno online, oggi almeno 4 ore. I siti sono passati da 3 milioni a 555 milioni, ciascuno di noi usa un browser diverso (nel 2002 tutta la navigazione era affidata ad Internet Explorer) e scaricare un Mp3 richiede più o meno 18 secondi, mentre 10 anni fa, con un modem a 56k, ci volevano più di 12 minuti. E non solo. Oggi tutto è social network, lo testimoniano i 900 milioni di utenti di Facebook. Una cifra che Friendster, la rete sociale nata nel 2002, non poteva certo immaginare.
L’infografica mostra anche che fine hanno fatto le aziende che nel 2002 dominavano la scena ma non hanno saputo affrontare l’innovazione. Il caso più eclatante è quello di Blockbuster, la catena di noleggio di dvd che ha avuto diverse opportunità di acquistare il sito Netflix, specializzato nella distribuzione di film online, ma non le ha colte. Risultato: oggi Netflix domina la scena e Blockbuster è finito in bancarotta. Lo stesso è accaduto alla catena internazionale di librerie Borders che a suo tempo ha rifiutato di passare al commercio online, forte nel 2002 di una rete di 1249 negozi. Che però nulla hanno potuto contro l’avanzata degli ebook.

Processi cognitivi e i meccanismi dell'attenzione

I processi cognitivi e i meccanismi dell'attenzione

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A partire dagli anni Novanta, si sono diffuse nei laboratori le tecniche di imaging, che permettono di visualizzare in diretta che cosa fa il cervello quando comanda al corpo di muoversi, quando si pensa o si ricorda qualcosa e così via. Questi studi hanno consentito di tracciare mappe sempre più precise, che mettono in relazione l'esecuzione di compiti di diverso tipo con l'attività di specifiche popolazioni di cellule nervose. Le tecniche più note sono la tomografia a emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Entrambe sono usate anche per scopi medici, perché permettono di fare diagnosi più precise delle malattie neurologiche, di individuare le cure più efficaci e di monitorare le terapie, modulandole in base all'effetto che sortiscono.



Macchina per la tomografia a emissione di positroni. Nel riquadro, la rilevazione dell'attività cerebrale.