domenica 23 settembre 2012

È vero che le bibite gasate dilatano lo stomaco?

Sì, ma l’effetto è solo temporaneo e la credenza secondo cui le bibite gasate fanno venire la pancia è infondata. Una volta che la bevanda è ingerita, infatti, l’anidride carbonica (il gas che costituisce le bollicine) è smaltita rapidamente: in parte viene assorbita dalla mucosa gastrica e in parte viene invece espulsa dalla bocca con i rutti. Bruciori Le bevande gasate possono invece causare bruciore di stomaco, soprattutto se si è a digiuno. Infatti, l’anidride carbonica stimola la secrezione di acido cloridrico da parte delle pareti dello stomaco. Questo, tuttavia, favorisce la digestione. Molte bibite gasate sono anche ricche di zucchero e un loro consumo smodato non è consigliato.

lunedì 10 settembre 2012

Torna alla luce una città romana perduta

Torna alla luce una città romana perduta Un rilevamento geofisico mostra la bellezza e la ricchezza di Interamna Lirenas, la città romana sepolta da 1550 anni. I ricercatori dell'Università di Cambridge "arano" i campi laziali con i loro strumenti, magnetometri e georadar, per mappare le anctiche città romane ormai perdute. Nacque al tempo dei romani e i suoi abitanti l’abbandonarono misteriosamente dopo circa 800 anni. Per 1550 anni ha dormito sotto terra. Ora Interamna Lirenas, questo il nome della città sepolta, è stata mappata da un team internazionale di ricercatori che hanno rilevato con estrema precisione il teatro, il mercato e altri edifici della città di cui non si conosceva e non si immaginava l’esistenza. Radio scoperte La città nasce come colonia romana attorno al 312 avanti Cristo sul percorso della Via Latina, la strada che da Roma scendeva verso sud-est. Sorse vicino al fiume Liri e al Rio Spalla Bassa, da qui il nome Interamna, ossia tra i due fiumi, in quella che ora è la provincia di Frosinone. Abbandonata attorno al 500 dopo Cristo, la città venne dapprima utilizzata per asportare materiali da costruzione, poi, via via, se ne persero le tracce con il passare dei secoli. Oggi l’area è completamente ricoperta da aree agricole. Ma ora, finalmente, i ricercatori sono riusciti a tracciare una mappa quasi completa della città, sfruttando la tecnica delle onde radio. Vengono dirette sottoterra e si interpreta il loro ritorno in superficie dopo essere rimbalzate dalle mura nascoste nel sottosuolo. Altro che città morta Le immagini ottenuto hanno portato a diverse sorprese. Fino ad oggi gli archeologi pensavano che la città fosse un luogo sonnolente, dove offrirà ristoro a chi passava lungo la via; in realtà si trattava di una città estremamente vivace. Lo conferma la scoperta di un importante teatro e di un grande mercato. Spiega Martin Millett dell’Università di Cambridge che ha seguito i lavori: «Oggi abbiamo l’intero sistema viario della città e questo ci permette di capire come si svolgeva la vita e come essa è cambiata nel tempo». A conferma che la città era particolarmente attiva sono anche le ricerche condotte sui vicini terreni agricoli che mostrano che al tempo dei romani erano molto sfruttati, segno che la città era fiorente e che richiedeva quindi molto cibo. Dalle prime ricerche risulta che la città, nonostante le sue importanti dimensioni, non si è espansa più di tanto anche durante il massimo fiorire dell’Impero romano e ha mantenuto nel tempo la sua figura di città coloniale. Questo studio rientra in una ricerca più vasta partita nel 2010 e che si propone di capire come fossero organizzate le città fondate dai romani e tenute come colonie. L’esistenza dell’area archeologica era nota da tempo, ma poiché si sviluppa su un’area molto vasta era impensabile portarla interamente alla luce e così non si sono mai fatti scavi di una certa entità. L’unico modo per avere una planimetria della città dunque, sarebbe stato quello seguito dalla ricerca in atto: inviare onde radar e studiare le micro variazione del campo magnetico indotte dalla presenza di oggetti artificiali, come case, edifici vari o altri manufatti. Senza dubbio la sorpresa più grande è stata quando i ricercatori si sono trovati di fronte ad un edificio a raggiera che inizialmente è stato difficile da identificare. Poi scendendo ad un maggior dettaglio si è capito che si trattava di un teatro. Ora gli studi si muoveranno su due linee diverse: da un lato si cercherà di migliorare la visione ottenuta della città, sempre con la tecnica geofisica, dall’altro si pianificheranno degli scavi per portare alla luce almeno gli edifici più significativi. FONTE :http://www.focus.it/curiosita/storia/

Il pesce del mese ( PESCE SERRA)

LA TIGRE PESCE SERRA Pesce Serra Una volta ebbi occasione di scrivere che se il pesce serra non esistesse bisognerebbe inventarlo. Oggi, dopo anni e anni di ulteriore milizia trainistica, sono ancor più convinto della validità di quella remota asserzione. Il serra (Pomatomus saltator o Bluefish per gli anglosassoni) è un combattente formidabile per antonomasia. E' forte ed intelligente, è avveduto e scaltro al punto tale che già una cattura su due ferrate rappresenta un risultato degno di rispetto; è prevalentemente costiero talché può essere insidiato con attrezzature e mezzi nautici minimi; lotta sempre con energia, con valore, con astuzia senza concedersi un respiro di tregua talora fino al momento del salpaggio. Non mi è mai capitato - a differenza di quanto succede non di rado con prede di altissimo lignaggio come tonni enormi, ricciole grosse e scatenate, spigole ricercatissime, dentici cocciuti - di vedere un serra stremato dal combattimento giungere, inerte o quasi, a portata di raffio o di coppo. L'aspetto del nostro pomatomide è, per certi versi, un po' simile a quello della spigola, tant'è vero che non di rado ce lo vediamo offrire al ristorante sotto la fantasiosa denominazione di "spigola francese". La dentatura fitta ed acuminata, assistita da una eccezionale forza mandibolare, è micidiale non solo per le prede che aggredisce ma anche per le mani del pescatore poco accorto. Vive sempre in branchi abbastanza numerosi costituiti da esemplari non necessariamente della stessa taglia. Peraltro, come avviene per tutti, pesci predatori e non, l'istinto gregario va gradualmente attenuandosi man mano che crescono le dimensioni. Può superare i dieci chili di peso, ma la maggioranza delle catture interessa soggetti compresi fra gli uno e i cinque chili. Le carni sono prelibate. Il dove A fronte di tutti i dati positivi appena elencati c'è il fatto che la specie, abbondantissima lungo le coste statunitensi nord-orientali, non è parimenti diffusa nei n
ostri mari. La "madre" mediterranea dei serra ha la sua ubicazione nel Bosforo; da lì i branchi si sono portati nelle acque elleniche e, un po' per volta a partire dagli anni '40, in alcune, ma solo in alcune, zone della nostra penisola e delle nostre isole maggiori. Presenze consistenti si riscontrano in diversi punti della Sicilia meridionale, della Campania, del Lazio, della Sardegna, qui però in prossimità di Alghero e delle coste sud orientali dell'isola. Fino a qualche anno fa i serra si prendevano con discreta frequenza anche nel Mar Ligure ma, a quanto sembra, le catture in quelle acque sono ora in diminuzione, mentre sono invece aumentate quelle realizzate nella parte meridionale della Toscana. Comunque i punti peninsulari di maggior concentrazione sono, allo stato attuale, stabilizzati nelle adiacenze del Circeo e in quelle di Anzio e Nettuno. Circa gli stanziamenti futuri è difficile fare previsioni in quanto trattasi di specie imprevedibile come dimostra, ad esempio, il fatto che nel 1995 si è verificata una autentica invasione di serra nelle acque di Ischia ove, a memoria d'uomo, non se ne era mai visto uno. Peraltro, sulla base di alcune indicazioni ricorrenti nel mondo della pesca sportiva, si può ipotizzare, ma solo ipotizzare, la eventualità che gli stock siano in aumento e tendano gradualmente ad insediarsi anche lungo i versanti nord occidentali della penisola. Nelle anzidette zone "collaudate" i posti migliori sono di norma quelli con fondali dai 2 ai 25 metri di sabbia o di fango non troppo distanti dalle foci di fiumi o canali ovvero da formazioni subacquee rocciose. E' da tener presente che una delle caratteristiche tipiche dei serra è quella di frequentare, nei periodi in cui accostano, sempre gli stessi identici posti ben noti alla maggioranza dei trainisti che operano in zona. Il quando Le stagioni migliori sono la primavera inoltrata, l'estate e l'autunno. Può tuttavia accadere che, durante questi periodi buoni, i nostri intrepidi antagonisti scompaiano improvvisamente per giorni o settimane per poi ripresentarsi in forza altrettanto all'improvviso. Ciò dipende probabilmente da esigenze alimentari che possono indurre i branchi a spostarsi temporaneamente in acque più profonde e lontane alla ricerca di migliori fonti di sostentamento. Non credo invece che questo alternarsi di comparse possa ascriversi a fattori di ordine termico; fatto che, invece, è certamente alla base dei non rarissimi incontri invernali. In altri termini vien da pensare che nei mesi freddi i serra si portino in acque molto profonde e quindi assai più temperate di quelle superficiali e che, casualmente, inseguendo il cibo vivente, siano indotti ad "accostare" sia pure per brevissime puntate. Circa gli orari c'è da dire subito che i momenti migliori sono senza dubbio quelli che coincidono con il semibuio del primissimo mattino e del tardo pomeriggio; magici quasi sempre i brevi spazi di tempo che precedono, accompagnano e seguono il sorgere e il tramonto del sole. http://www.nautica.it/pescaweb/serra/serra.htm

La conquista dell’ultimo piano

La conquista dell’ultimo piano Inaugurato a New York l’Empire State Building, che con i suoi 381 metri d’altezza divisi in 102 piani, era all’epoca il grattacielo più alto del mondo e oggi, dopo il crollo delle Twin Towers, è il più alto della città. L’impresa dell’Empire rappresentò il momento culminante della gara tra Walter Chrysler (fondatore dell’omonima casa automobilistica) e John Jacob Raskob (della General Motors) per stabilire chi sarebbe stato in grado di costruire il grattacielo più alto in minor tempo. Senza dubbio fu Raskob il vincitore visto che riuscì a costruire un grattacielo 60 metri più alto del Chrysler Building (da poco inaugurato), in un tempo record di 14 mesi, costruendo quattro piani alla settimana. Nonostante il successo però, al momento della sua inaugurazione meno della metà degli spazi erano stati affittati e questo gli valse il soprannome di Empty (in inglese “vuoto”) State Building. Nella foto, L’Empire al crepuscolo quando si accendono i fari colorati che illuminano gli ultimi trenta piani http://www.focus.it