venerdì 5 ottobre 2012
Nuove impronte di dinosauri in Dolomiti
Nuove impronte di dinosauri in Dolomiti
Le rocce delle impronte a 3040 m d'altezza
Monte Pelmo, Dolomiti. Nel corso di una veloce spedizione di ricerca nel settembre del 2011, un gruppo di geologi e speleologi dell’Associazione di Esplorazioni Geografiche La Venta, insieme allo scultore Mauro “Lampo” Olivotto, aveva individuato una possibile pista di impronte di dinosauro sullo spallone nord-est della montagna, ad oltre 3040 m di quota sul livello del mare.
L’interesse suscitato da questa scoperta e la volontà di compiere nuove esplorazioni nelle grotte e abissi di questa montagna dolomitica ha portato all’organizzazione di una missione più corposa. Ben 14 speleologi, tra cui i geologi Francesco Sauro (scopritore delle orme nel 2011) e Luca Gandolfo, sono stati elitrasportati in due campi in quota, uno sullo spallone nord-est e un secondo all’interno del catino del Caregon, sotto la cima principale della montagna. Nel corso dei due giorni di attività sono state effettuate numerose ricerche ed esplorazioni. La superficie rocciosa è stata ripulita, rivelando la presenza di 11 orme, apparentemente organizzate in due piste distinte.
Si trattava probabilmente di due dinosauri diversi come suggeriscono la forma delle impronte e la lunghezza del passo. La superficie è stata documentata attraverso un rilievo fotogrammetrico che permetterà al paleontologo Matteo Belvedere del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova di realizzare un modello tridimensionale della superficie e quindi di analizzare con estrema accuratezza le impronte.
Non solo dinosauri
Molti sforzi sono stati dedicati anche all’esplorazione di grotte e abissi. Sulla parete nord-est, con una calata di quasi 200 metri, lo speleologo trevigiano Antonio De Vivo ha raggiunto una grande caverna, affacciata su quasi mille metri di parete. Una finestra mozzafiato sulle Dolomiti.
Nel Caregon, gli speleologi del gruppo Padovano hanno cercato di scendere due nuovi abissi, delle grandi fratture che scendono fino a 50-60 metri di profondità rivelatisi poi ostruiti da ghiaccio e detrito. Rimane ancora da rivisitare il grande pozzo dell’Abisso di Monte Pelmo, disceso solo parzialmente dal Gruppo Speleologico di Schio e dal Club Speleologico Proteo nel 2000, una voragine di cui non si conosce ancora la profondità, probabilmente superiore ai 300 metri.
Fonti: WWW.FOCUS.IT
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